You are here : Notizie
novembre 16, 2018
Notizie
Le buone prassi per l’analisi forense di firme grafometriche

mercoledì 18 aprile 2018

Le buone prassi per l’analisi forense di firme grafometriche

Le buone prassi per l’analisi forense di firme grafometriche

Le buone prassi per l’analisi forense di firme grafometriche che vengono presentate sono il risultato della collaborazione tra tutti gli attori del Corso sull’analisi e comparazione di firme grafometriche di 160 ore progettato e coordinato dalla referente alla formazione dell’Associazione Grafologica Italiana, Antonella Foi, che si è tenuto a Roma nel periodo ottobre-febbraio 2017-18 con il patrocinio di AIFAG e ANORC,  l’apporto tecnico della Namirial nella persona dell’ing. Luigi Enrico Tomasini e della Wacom.

Esse riguardano l’acquisizione e il trattamento dei dati che costituiscono la firma in verifica e quelle di comparazione, che richiedono nuovi comportamenti e modalità di gestione dei medesimi, utilizzandoli al meglio e sostituendoli ai valori estimativi che il grafologo forense utilizza nelle perizie su carta.

Il confronto interno tra grafologi e docenti ha consentito di individuare una modalità di condotta dell’iter processuale focalizzata sulla necessità di preservare il processo dall’inosservanza della privacy (i dati sono segnalati dal Garante come semi sensibili) e da un uso fraudolento da parte dei medesimi da chi ne può venire in possesso.

La firma grafometrica è sempre un originale perché i dati numerici che la costituiscono misurano e descrivono il movimento della punta della penna, che è governata da un soggetto che vi immette le caratteristiche grafiche personali.

Utilizzandoli è possibile ricostruire il movimento, generando su altri documenti, diversi da quello ove si trova l’esemplare primigenio, altri originali.

La prima cautela, quindi è di operare in un ambiente bianco, se possibile su un computer senza collegamenti, in modo da evitare a priori qualsiasi intrusione. Se si vuole utilizzare il computer che si usa di solito, è possibile fare una partizione dell’hard disc interno e tenere una parte protetta da password e scollegata, solo per questa evenienza.

La seconda riguarda l’acquisizione dei dati, da parte del C.T.U./perito dal notaio o dal terzo fiduciario che li conserva criptati.

Egli, su richiesta dell’Autorità Giudiziaria eseguirà l’apertura del vettore biometrico cifrato con la sua chiave privata, estrarrà lo stesso in chiaro e l’impronta (hash) del contenuto originale firmato, verificandone l’integrità.

Se il documento risulterà integro, si predisporrà ad inviarlo al perito incaricato.

La funzione hash (detta funzione di compressione) è una funzione che permette di ottenere l’estratto di un testo con una sequenza di caratteri abbastanza corta per essere gestita.

Essa è associata a uno e solo testo in chiaro e la minima modifica del documento implica anche la modifica del suo hash.  E’ una funzione a senso unico perché rende impossibile ritrovare il messaggio originale partendo da quello compresso.

Il processo si avvale della “crittografia asimmetrica” detta anche a “chiave doppia” o a “chiave pubblica”. Essa prevede che ogni attore coinvolto possieda una coppia di chiavi: la “chiave privata”, personale e segreta, che nel processo descritto viene utilizzata dal notaio o dal grafologo forense per decodificare il documento criptato; la “chiave pubblica”, che serve a criptare un documento destinato alla persona che possiede la relativa chiave privata.

Le chiavi pubbliche possono essere scambiate anche su un canale non sicuro (via e-mail, tramite un key server, su una pagina web ecc.), perché esse non sono associate a una “persona”, ma esclusivamente a una chiave privata.

Questa procedura è necessaria per rendere inutilizzabili i dati da parte di chi ne possiede una sola.

In quest’ottica è necessario accertarsi che il grafologo incaricato (e quelli delle parti, come sarà precisato oltre) siano in possesso di una chiave pubblica e una privata e inviino la propria chiave pubblica al conservatore (notaio o terzo fiduciario).

Costui fornirà al perito incaricato dall’Autorità Giudiziaria il vettore biometrico cifrato che Egli decripterà con la sua chiave privata sul suo computer privo di collegamenti per evitare il pericolo di intrusioni.

Per evitare di investire il perito (che giura) della responsabilità di consegnare i dati in chiaro ai CT delle parti, sarebbe opportuno far operare individualmente ciascun CT (che non è tenuto a giurare), come il perito, dotandosi degli strumenti necessari.

Anche i dati di un eventuale saggio grafico grafometrico dovranno essere criptati dal C.T.U./perito con  chiave pubblica e condivisi con i C.T. che, a loro volta li decripteranno con la loro chiave privata.

 

Tali dati andranno alla fine conservati per un eventuale nuovo giudizio.

Chi li conserverà? Il conservatore, altri?

 Non si ritiene corretto farli conservare al perito, perché non è qualificato a farlo.

In ogni caso sarebbe opportuno sollevare il perito incaricato dall’A.G. – che segua attentamente gli accorgimenti indicati, facendone verbale - da ogni responsabilità nel periodo della conservazione, in quanto ogni vettore biometrico è da considerarsi un originale.

Riteniamo necessaria, alla conclusione del procedimento, la cancellazione con modalità sicura dei dati sensibili da parte di tutti gli attori intervenuti nel processo, lasciandone solo di parziali all’interno della perizia, se utili alla comprensione della medesima.

Sarebbe altresì utile produrre una attestazione all’A.G. di tale cancellazione, attuata con sovrascrittura (così come previsto da Garante della Privacy).

La modalità indicata dovrebbe limitare le possibilità di dispersione dei dati in chiaro. Ovviamente saranno presi in considerazione altri suggerimenti, in particolare dall’A.G.; la gestione di una firma grafometrica, infatti, richiede l’apporto di tutti gli attori che a vario titolo entrano nel processo di verificazione, ciascuno con le proprie competenze.

Per quanto riguarda lo svolgimento della perizia e l’esposizione dei dati da parte del grafologo forense, è necessario che, oltre alla scrupolosa descrizione del processo seguito, la relazione debba contenere tutte le informazioni tecniche che lo portano a esprimere un giudizio sulla natura della firma, seguendo il protocollo d’indagine delle firme su carta, ma avvalendosi di grafici e illustrazioni che rendano chiaro il processo di discriminazione delle ipotesi.

Il Corso sull’analisi e comparazione di firme grafometriche si è avvalso della disponibilità dei seguenti docenti che hanno consentito agli iscritti di acquisire tutte le competenze necessarie per affrontare un incarico di verifica di tali firme.

Prof. Guglielmo Antonutto, Dott. Stefano Arbia, Dott. Roberto Federiconi,, Avv. Luigi Foglia, Ing. Giovanni Manca, Ing. Mauro Mattioli, Prof. Giuseppe Pirlo, Dott.ssa Emanuela Sandonini, Dott. Stefano Szanoli, Ing. Luigi Enrico Tomasini.

Il loro apporto competente e rigoroso è stato determinante per la buona riuscita del corso e per la stesura delle linee guida. Ad essi il ringraziamento dell’Associazione Grafologica Italiana per la grande disponibilità.

Alla redazione delle Buone prassi per l’analisi forense di firme grafometriche hanno partecipato i seguenti grafologi forensi, soci ordinari AGI:

Mauro Caminiti, Roberta Cresto Gambarova, Massimo Del Sordo, Barbara Di Giusto, Graziella Galetta, Daniela Mazzolini, Silvia Mazzolini, Alessandra Millevolte, Salvatore Musio, Annalisa Nazzaro, Patrizia Pavan, Giuseppina Petrosino, Maria Pinna, Maria Giovanna Salis, Filomena Maria Tierno, Giacomo Valenti.

Documenti allegati